Garuti vini

Cantina

Cantina e proprietà

Un secolo di Cantina

La Cantina Garuti sorge a soli 13 Km da Modena, a Sorbara, località nota per il suo prodotto tipico di eccellenza: il LAMBRUSCO.
Da quasi cento anni quattro generazioni della stessa famiglia sono dedite alla produzione di questo vino, certificato con il marchio DOP e tutelato dal Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena.

Negli anni Novanta la Cantina meccanizzò la coltivazione dei vigneti, introdusse nuove specie e attuò una trasformazione della vinificazione, sempre nell’ottica di migliorare la qualità già alta dei propri vini.

I quattro poderi accolgono trenta ettari di seminativo e trenta vitati. Inoltre dal 1993 lagriturismo accoglie turisti e professionisti in visita nel territorio.

Amato Lambrusco

Oggi la Cantina è emblema di una simbiosi perfetta tra la produzione di un prodotto della tradizione, con una radicata identità, e le innovazioni che consentono a un’impresa di mantenersi e crescere sul mercato, portando il proprio positivo contributo alla comunità.

La strada tracciata dei predecessori Dante, Elio e Romeo non lascia incertezze sulle scelte del futuro: più volte insigniti delle onorificenze al merito della Repubblica Italiana di Commendatore, Ufficiale e Cavaliere, questi uomini tenaci e appassionati rappresentano ancora oggi l’esempio vivo di una dedizione al territorio – mai sfruttato ma preservato – di una vocazione al lavoro che ha coinvolto tutte le loro risorse umane e famigliari, unita a una totale devozione al Lambrusco, un vino amato fino all’ultimo sorso.

4 generazioni dedite al Lambrusco

Una famiglia unita da 100 anni di passione!

La famiglia Garuti e il lambrusco

La Cantina Garuti nacque cento anni fa da una storia d’amore: nel 1920, Dante e Valentina si sposarono e si trasferirono a Sorbara, terra d’elezione del Lambrusco omonimo. Un luogo predestinato, su cui iniziarono a scrivere la loro storia e a legarla a quella di un vitigno, comunemente coltivato nei campi intorno a casa, che presto sarebbe diventato noto in tutto il mondo.

La coppia, infatti, cominciò a coltivare e a produrre il Lambrusco di Sorbara, già amatissimo sul territorio, con dedizione, studio e un’attenzione alla qualità che avvicinò nuovi e numerosi clienti ed estimatori.

La terra, il vino e la cantina attrassero presto Elio e Romeo, due dei tre figli Garuti, nonché le rispettive mogli, Vilma e Marta. La nuova generazione acquistò altri poderi intorno al primo, riuscendo a far esprimere al Lambrusco il carattere generoso di un territorio fertile e plasmato dai fiumi, con una peculiare nota di giovialità che si riconosce alle persone che vivono in questa zona.

Figli, nipoti, pronipoti, hanno accolto e continuano oggi lo stesso progetto di vita e d’impresa, curando i poderi e innovando la cantina con la stessa devozione che si riserva a una famiglia.

La nostra timeline

Sorsi di storia

1945: crescono i campi vitati e la produzione in cantina
1958: Dante Garuti è nominato Cavaliere del Lavoro

1969: acquisizione del fondo Scaletta e nel 1970 del podere Ca’ Bianca
1971: costruzione della nuova cantina
1975: nasce l’acetaia per la produzione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena

1985: Elio, suo figlio, viene nominato Cavaliere del Lavoro
1988: viene comprato l’ultimo terreno: il fondo Uccelliera

1995: acquisite in Cantina le botti in acciaio
1996: Elio viene nominato Ufficiale
2000: Elio diventa Commendatore

2011: ritorno alla produzione del Lambrusco di Sorbara DOP Rifermentato in bottiglia

L’ultimo nato è uno spumante bianco Extra Dry ottenuto dal Trebbiano di Spagna.

Produzione del ROSA’ rosato frizzante secco nella

versione Spumante Brut.
Produzione del LUNA’ bianco frizzante secco nella versione Spumante Brut.

Nascono le nuove linee dedicate alla famiglia per “Ho.Re.Ca”con le nuove bottiglie di lambrusco DANTE e ROMEO e spumante, VALENTINA e ELIO, e i due metodo classico CENTO ANNI.

Viticoltura sostenibile e vini di qualità

La tipicità in un bicchiere

Il passaggio generazionale, senza interruzioni, ha consentito di mantenere vivo un patrimonio di esperienze e pratiche preziosissime. La lezione più importante, arrivata alla quarta generazione, riguarda i concetti di naturalità, tipicità e qualità. Per preservarle e riversarle nel bicchiere di Lambrusco occorre partire da lontano: dalla coltivazione che esclude diserbanti e prodotti chimici, ricorrendo alla pulizia meccanica del terreno, a concimi minerali privi di additivi – solo azoto, fosforo e potassio – e a trattamenti quasi nulli in in nome di una viticoltura sostenibile.

La vendemmia meccanizzata, compiuta di notte, con il monitoraggio delle temperature, risparmia all’uva sbalzi termici elevati che comprometterebbero la qualità del vino.

Potatura e vinificazione

Il Lambrusco di Sorbara è un vitigno di tipo vegetativo. Il cordone speronato è poco indicato, mentre il sistema di coltivazione ad archetto, in uso fin dal passato, evita che l’uva vegeti troppo a lungo. Si taglia un tralcio di vite dal cordone speronato e si forma una curva di novanta gradi tendente verso il basso. Le gemme isolate sono quelle che produrranno l’uva l’anno successivo assicurandone la qualità.


Anche la vinificazione segue un percorso naturale, senza forzature delle fasi di trasformazione ed affinamento, esaltando e privilegiando la tipicità e l’unicità del vitigno. La tecnologia dà il suo contributo per mezzo di vasche a temperature controllate. Le chiarifiche per una stabilizzazione naturale sono ottenute con le temperature e con sistemi di tipo fisico, senza uso di sostanze coadiuvanti: sarà il tempo il protagonista principale della maturazione del prodotto e del suo illimpidimento.

Poderi e Terroir

30 ettari vitati

Nel secondo dopo guerra la famiglia investì nella coltivazione dei vigneti e nella produzione in Cantina. Oggi l’azienda conta 30 ettari a seminativo e 30 vitati sin dagli anni Venti del Novecento. Il podere Marandello, il fondo Scaletta, il podere Ca’ Bianca, il fondo Uccelliera, sono tutti all’interno della zona di denominazione d’origine del Lambrusco di Sorbara. Insieme all’omonimo vitigno è allevato il Salamino di Santa Croce, dagli anni novanta il Pignoletto e recentemente il Trebbiano di Spagna.

Ogni terreno ha la sua tipicità che merita di essere annotata e ricordata, per essere tramandata alle generazioni future. Ogni anno vengono scrupolosamente registrate la quantità produttiva e la qualità del vino. Il podere Marandello si differenzia molto rispetto al podere Cà Bianca: il primo ha profumi più persistenti, un tasso di acidità più elevato ed è sottoposto a metodo Charmat, con una lavorazione di dodici/quattordici mesi. Il podere Ca’ Bianca si caratterizza per profumi meno durevoli, diventando ideale per il Lambrusco di Sorbara amabile in purezza.

Con le adeguate differenze, si migliora la qualità della produzione e si preservano ed esaltano le caratteristiche di ogni podere.

Potatura e vinificazione

I Lambruschi più pregiati nascono da un terroir ad altissima vocazione, proprio a Sorbara (MO), località nota per l’omonimo Lambrusco.
Nel corso dei secoli i fiumi Secchia e Panaro, che qui per alcuni chilometri si avvicinano fin quasi a toccarsi, hanno reso fertile questa “terra di mezzo” rendendo il fondo sciolto, sabbioso, permeabile e ricco di potassio. L’uomo ha poi plasmato di frutteti e vigneti un paesaggio unico, dagli orizzonti aperti e interrotti solo da casolari ed enormi piante autoctone: pioppi, olmi, querce, a cui ha maritato spesso le viti. Infine il clima dalle forti escursioni stagionali, mitigate dalla presenza dei due fiumi, completa l’opera naturale e umana che permette il miracolo del Lambrusco.

I diversi vitigni del Lambrusco – Sorbara, Grasparossa e Salamino di Santa Croce – hanno tutti origine dalla ‘Vitis labrusca’, una vite selvatica che cresceva ai margini dei campi già in epoca romana. I più esperti possono ancora ritrovarla allo stato spontaneo, in campagna, a lato dei fossi o sotto gli argini.

Essendo il vitigno Lambrusco di Sorbara ermafrodito, da sempre si ricorre alla tecnica dell’impollinazione coltivandolo a fianco del vitigno Lambrusco Salamino di Santa Croce.

In tempi antichi le piante dei diversi vitigni venivano piantate fianco a fianco e vendemmiate insieme. Oggi si coltivano due filoni di Sorbara accanto ad uno di Salamino. Con la meccanizzazione si vendemmiano le piantagioni separatamente, avendo differenti tempi di maturazione. In cantina si procede all’assemblaggio effettuando le dovute scelte di attrezzature.

Il Lambrusco di Sorbara DOP. Composizione ampelografica: Lambrusco di Sorbara per un minimo del 60% e Lambrusco Salamino per un massimo del 40%.

Viticoltura sostenibile e vini di qualità

Un bere raffinato

La dedizione della famiglia e il desiderio di rinnovare e interpretare la cultura del bere hanno portato a pratiche di allevamento e vinificazione sempre nuove, addirittura a recuperare i metodi di una volta. Il tutto preservando naturalità e genuinità dei lambruschi, fino ad esaltare le più autentiche caratteristiche organolettiche di questo vino.
La capacità di accogliere il cambiamento dei gusti in un prodotto come il vino si rivela anche nei primi premi e riconoscimenti ottenuti nel corso degli anni in concorsi e guide nazionali e internazionali.

Premi e guide enoturistiche