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I PODERI

Poderi e Terroir

30 ettari vitati

Nel secondo dopo guerra la famiglia investì nella coltivazione dei vigneti e nella produzione in Cantina. Oggi l’azienda conta 30 ettari a seminativo e 30 vitati sin dagli anni Venti del Novecento. Il podere Marandello, il fondo Scaletta, il podere Ca’ Bianca, il fondo Uccelliera, sono tutti all’interno della zona di denominazione d’origine del Lambrusco di Sorbara. Insieme all’omonimo vitigno è allevato il Salamino di Santa Croce, dagli anni novanta il Pignoletto e recentemente il Trebbiano di Spagna.

Ogni terreno ha la sua tipicità che merita di essere annotata e ricordata, per essere tramandata alle generazioni future. Ogni anno vengono scrupolosamente registrate la quantità produttiva e la qualità del vino. Il podere Marandello si differenzia molto rispetto al podere Cà Bianca: il primo ha profumi più persistenti, un tasso di acidità più elevato ed è sottoposto a metodo Charmat, con una lavorazione di dodici/quattordici mesi. Il podere Ca’ Bianca si caratterizza per profumi meno durevoli, diventando ideale per il Lambrusco di Sorbara amabile in purezza.

Con le adeguate differenze, si migliora la qualità della produzione e si preservano ed esaltano le caratteristiche di ogni podere.

Il terroir del Lambrusco

I Lambruschi più pregiati nascono da un terroir ad altissima vocazione, proprio a Sorbara (MO), località nota per l’omonimo Lambrusco.
Nel corso dei secoli i fiumi Secchia e Panaro, che qui per alcuni chilometri si avvicinano fin quasi a toccarsi, hanno reso fertile questa “terra di mezzo” rendendo il fondo sciolto, sabbioso, permeabile e ricco di potassio. L’uomo ha poi plasmato di frutteti e vigneti un paesaggio unico, dagli orizzonti aperti e interrotti solo da casolari ed enormi piante autoctone: pioppi, olmi, querce, a cui ha maritato spesso le viti. Infine il clima dalle forti escursioni stagionali, mitigate dalla presenza dei due fiumi, completa l’opera naturale e umana che permette il miracolo del Lambrusco.

L’antichissima ‘Vitis labrusca’

I diversi vitigni del Lambrusco – Sorbara, Grasparossa e Salamino di Santa Croce – hanno tutti origine dalla ‘Vitis labrusca’, una vite selvatica che cresceva ai margini dei campi già in epoca romana. I più esperti possono ancora ritrovarla allo stato spontaneo, in campagna, a lato dei fossi o sotto gli argini.

Essendo il vitigno Lambrusco di Sorbara ermafrodito, da sempre si ricorre alla tecnica dell’impollinazione coltivandolo a fianco del vitigno Lambrusco Salamino di Santa Croce.

In tempi antichi le piante dei diversi vitigni venivano piantate fianco a fianco e vendemmiate insieme. Oggi si coltivano due filoni di Sorbara accanto ad uno di Salamino. Con la meccanizzazione si vendemmiano le piantagioni separatamente, avendo differenti tempi di maturazione. In cantina si procede all’assemblaggio effettuando le dovute scelte di attrezzature.

Il Lambrusco di Sorbara DOP. Composizione ampelografica: Lambrusco di Sorbara per un minimo del 60% e Lambrusco Salamino per un massimo del 40%.

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